DDL 1721-B: un telefono senza fili

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di SERENA BARSANTI – Ho aspettato la cosiddetta “deadline” sull’approvazione del DDL 1721-B per poter dire la mia. Trovo questa vicenda a dir poco assurda e di seguito cercherò di spiegare, in poche parole (forse…), ciò che è successo, cosa sta succedendo e, forse, cosa succederà.

Fu ottobre 2020, quando l’Italia, come gli altri stati membri dell’Unione Europea, ha dovuto agire per il “recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione Europea – Legge di delegazione europea 2019-2020“. Nella fattispecie, esisteva un regolamento UE 2016/429 relativo alle zoonosi. Una roba che veniva già 3 anni prima dalla prima diffusione del SARS-CoV-2.

REGOLAMENTO UE 2016/429

Cosa dice il regolamento UE 2016/429? Cito, testualmente, il titolone che recita: “relativo alle malattie animali trasmissibili e che modifica e abroga taluni atti in materia di sanità animale («normativa in materia di sanità animale»)“. Per carità, una norma giusta, specialmente vedendo ciò che succede negli allevamenti intensivi di pollame. Basti pensare che i focolai di aviaria non si sono fermati, neanche nel 2020 e 2021, portando ad abbattimenti coatti di centinaia di esemplari.
Come si può vedere dai dati ufficiali, l’Europa centrale è “messa malino”, tant’è che anche l’Italia non è esente da focolai. Esistono anche dei focus dei vari dati:

Mi soffermerei quindi sulla tipologia di volatili affetti dall’aviaria: il più sono animali selvatici e pollame domestico, mentre i numeri dei volatili ornamentali è nettamente esiguo e, in Italia, non è affatto presente tra quest’ultimi.

Cosa dice nello specifico questo regolamento 2016/429? Anzitutto tratta di sanità animale e non di benessere animale anche se, come riportato, le due condizioni sono strettamente interconnesse tra di loro. Recita inoltre «Quando le misure di prevenzione e controllo delle malattie sono attuate conformemente al presente regolamento, è opportuno considerare il loro effetto sul benessere degli animali inteso alla luce dell’articolo 13 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) allo scopo di risparmiare agli animali dolori, ansia o sofferenze evitabili.» Quindi, una cosa non esclude l’altra.
Per quanto riguarda le zoonosi (ovvero le malattie trasmissibili da animale ad uomo e viceversa), è chiaro che tra gli animali domestici o comunque “detenuti dall’uomo” è molto più semplice circostanziare il problema, anche perché è facile poter portare l’animale malato dal veterinario o comunque garantirgli una cura adeguata. Più difficile è, invece, per gli animali selvatici. Ma cosa s’intende per selvatici? «Ai fini del presente regolamento, il termine «animali selvatici» comprende tutti gli animali che non sono detenuti dall’uomo, compresi gli animali inselvatichiti o divenuti randagi, anche se appartenenti a specie normalmente domestiche.»
Il regolamento naturalmente non si limita a trattare di animali vivi, ma anche di parti di animali morti (es.: cuoio, pelliccia, piume, corna, etc) anch’essi potenziali veicoli di zoonosi, ma anche di parti collegate agli animali: mezzi di trasporto, alimenti, acqua…

Capitolo a parte va dedicato a rettili ed anfibi: «Anche la normativa dell’Unione adottata prima del presente regolamento, in particolare la direttiva 92/65/CEE del Consiglio (2), stabilisce norme di sanità animale di base per altre specie animali non disciplinate in altri atti dell’Unione, quali i rettili, gli anfibi, i mammiferi marini, e altre diverse dagli animali acquatici o terrestri come definiti nel presente regolamento. Generalmente, tali specie non costituiscono un rischio sanitario significativo per l’uomo o gli altri animali, pertanto ad esse si applica, eventualmente, solo un numero ridotto di norme di sanità animale.» Che significa? Che i rettili e gli anfibi, anche selvatici, non hanno quel grande rischio.

Non solo, al paragrafo n.24, pag. 4-5, viene descritta una parte fondamentale sugli animali da compagnia:

Gli esseri umani spesso detengono determinate specie animali nelle loro abitazioni a fini di compagnia. Tali animali da compagnia detenuti per scopi meramente privati, compresi gli animali acquatici ornamentali detenuti in abitazioni private e in acquari ornamentali non commerciali, sia all’interno che all’esterno, generalmente presentano un rischio sanitario minore rispetto ad altre modalità di detenzione o di movimento di animali su più vasta scala, come quelle comuni nell’agricoltura, nell’acquacoltura, nei rifugi per animali e nel trasporto di animali più in generale. Non è quindi opportuno che le prescrizioni generali riguardanti la registrazione, la conservazione della documentazione e i movimenti nell’Unione si applichino a tali animali da compagnia, giacché ciò costituirebbe un onere amministrativo e un costo ingiustificati. Le prescrizioni riguardanti la registrazione e la conservazione della documentazione non dovrebbero quindi applicarsi ai detentori di animali da compagnia. Inoltre, è opportuno applicare norme specifiche i movimenti a carattere non commerciale degli animali da compagnia nell’Unione.

Tra gli animali da compagnia rientrano anche gli animali esotici e i selvatici d’allevamento (cardellini e similari). Fin qui tutto coerente e corretto, la salvaguardia degli animali è importante.

Arriviamo poi al paragrafo sull’impatto dell’economia: «Misure normative di prevenzione e controllo delle malattie animali trasmissibili possono avere conseguenze economiche rilevanti per i settori interessati e perturbare gli scambi. È pertanto essenziale che tali misure siano applicate soltanto se proporzionate e necessarie, ad esempio quando una malattia presenta o si sospetta che presenti un rischio signifi­cativo per la sanità animale o pubblica.»
Misure di questo tipo chiaramente non possono impattare sull’economia, a meno che non sia strettamente necessario.

Si torna poi a parlare di animali da compagnia. Il paragrafro 131 indica gli spostamenti degli animali (in presenza del proprietario) nel caso in cui siano limitati fino a 4 oppure da 5 in su. Pur ricordando che i rischi sono limitati:

La natura specifica dei movimenti degli animali da compagnia costituisce un rischio per la sanità animale che si discosta notevolmente da quello degli altri animali detenuti. Il presente regolamento dovrebbe pertanto stabilire norme specifiche e meno restrittive relativamente a tali movimenti. Tali norme meno restrittive sono tuttavia giustificate soltanto se l’animale da compagnia accompagna effettivamente il suo proprietario durante il movimento di quest’ultimo, o entro un tempo limitato da tale movimento, e se non più di cinque animali da compagnia di cui all’allegato I, parte A, sono mossi contemporaneamente insieme al loro proprietario. Al fine di garantire che gli animali da compagnia non costituiscano un rischio significativo di diffusione delle malattie animali trasmissibili e di precisare i casi eccezionali in cui più di cinque animali da compagnia possono accompagnare il proprietario, o quando l’animale da compagnia deve essere spostato entro tempi più lunghi prima o dopo che il proprietario si sposti, dovrebbe essere delegato alla Commissione il potere di adottare atti, conformemente all’articolo 290 TFUE, riguardo alle norme dettagliate sui movimenti di tali animali. Al fine di garantire condizioni uniformi di attuazione delle prescrizioni in materia di sanità animale di cui al presente regolamento riguardanti i movimenti degli animali da compagnia, dovrebbero essere conferite alla Commissione competenze di esecuzione riguardo alla definizione di norme sulle misure di prevenzione e controllo delle malattie da adottare per tali movimenti.

Dopo un consistente numero di paragrafi e atti riguardanti selvatici, pollame, ovini, caprini, bovini ed acquacolture, viene poi redatto una “Parte VI” (da art. 244 in poi). Nella sola ed esclusiva parte della movimentazione di animali non convenzionali, facenti parte della lista B (tra i quali gli esotici) viene specificato che «Per evitare che movimenti a carattere commerciale di animali da compagnia delle specie elencate nell’allegato I, parte B, siano dissimulati in modo fraudolento come movimenti a carattere non commerciale, alla Commissione è conferito il potere di adottare atti delegati conformemente all’articolo 264 riguardo alle norme che fissano il numero massimo di animali da compagnia delle suddette specie che possono essere mossi durante un singolo movimento a carattere non commerciale». In poche parole, l’importazione degli esotici non è vietata purché ci siano condizioni particolari, meglio spiegate nell’art. 248, sinteticamente dicono che devono essere muniti di attestazione di buona sanità, di marcaggio d’identificazione e relativa documentazione di identificazione. Insomma, niente di nuovo rispetto a prima. Tutto questo purché le norme non siano più stringenti di quanto scritto nella “Parte IV“. Ma, in Italia, abbiamo norme e normettine che già ben corrispondono a quanto richiesto.

Chi sono quindi gli animali da compagnia ricompresi nell’allegato I parte A e B?

PARTE A
Cani (Canis lupus familiaris)
Gatti (Felis silvestris catus)
Furetti (Mustela putorius furo)

PARTE B
Invertebrati (eccetto api, molluschi appartenenti al Phylum Mollusca e crostacei appartenenti al Subphylum Crustacea)
Animali acquatici ornamentali
Anfibi
Rettili
Volatili: esemplari di specie avicole diverse da polli, tacchini, faraone, oche, anatre, quaglie, piccioni, fagiani, pernici e ratiti (Ratitae)
Mammiferi: roditori e conigli diversi da quelli destinati alla produzione alimentare.

DDL 1721-B ED EMENDAMENTO DE PETRIS

Torniamo in terra italica. Naturalmente il Governo italiano deve recepire questo regolamento europeo, così ha emesso il DDL (disegno di legge) 1721, variato in DDL 1721-B. Cosicché la on. De Petris ha portato un emendamento proprio in materia animale. Leggasi l’art. 14… più precisamente il punto q):

q) prevedere ulteriori misure restrittive al commercio di animali, affiancate da un sistema sanzionatorio adeguato ed efficace, tra cui uno specifico divieto di importazione, conservazione e commercio di fauna selvatica ed esotica, anche al fine di ridurre il rischio di focolai di zoonosi, nonché l’introduzione di norme penali volte a punire il commercio di specie protette.

“Momento momento momento momento momento”… Intanto definiamo “selvatici” e definiamo “esotici”.
SELVATICI: nella legislazione, il selvatico può essere tutto e nulla. Come abbiamo visto prima, selvatico può riferirsi a tutto ciò che vive libero senza proprietà (ivi comprese le specie invasive), ma in altra legislazione si può anche intendere “selvatico” come specie autoctona, da discernere tra “di cattura” e “d’allevamento”. Un esempio può essere il cardellino, che è fisicamente presente in natura ma è anche allevato, chiaramente avendo i requisiti legali di autorizzazioni e di soggetti nati e cresciuti in cattività.
ESOTICI: tutto ciò che non è presente in natura.

Quindi si propone un “piccolissimo problema” di fondo: anzitutto non è stato specificato se sono di cattura (e qui avrebbero tutta la mia approvazione) o se si intendano tutti tutti tutti i selvatici/esotici (cosa assai assurda). Naturalmente in due righe di emendamento non puoi spiegare una legge intera, ma certamente le sanzioni per chi prende un animale di cattura già esistono.
C’è un altro piccolo “però”. In acquariologia molte specie, in maggioranza nel mondo del marino, sono effettivamente soggetti di cattura perché difficilmente riproducibili in cattività.

Mettiamo conto che questa legge, che già per come è posta è in netto contrasto con il reg. UE 2016/429, ci si domanda da chi è che sia venuta fuori questa restrizione ulteriore.
Beh, chi può mai pensare una cosa così folle e scellerata? Sì, la LAV. Sull’onda della pandemia, cavalca il sentimentalismo spiccio col suo manifesto #noncomeprima.

Tanto per cambiare, animalardi da 4 soldi.
Quale beneficio potranno mai avere dal divieto? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Mi asterrò però da esprimere ciò che ho ipotizzato. Però, visto ciò che il reg. UE 2016/429 ha scritto che maggiori pericoli di zoonosi avvengono soprattutto in luoghi come i rifugi per animali… la LAV dovrebbe avere maggiori precauzioni sui canili da loro gestiti, e magari evitare di mandare “volontari allo sbaraglio”. O no?
Per carità, non facciamogli presente che anche cani e gatti sono possibili portatori di zoonosi (es.: rabbia, toxoplasmosi, giusto per citarne qualcuna), eppure con le dovute precauzioni non si prendono.

Mettiamo caso che effettivamente questo DDL parli proprio di divieti di detenzione di animali esotici in generale, anche quelli considerati “animali d’affezione” (quelli comunemente detenuti come animale da compagnia). Facciamo un elenco delle possibili conseguenze di un tale provvedimento. Anche se, come già avvenuto con le tartarughe del Trachemys, abbiamo avuto un’anticipazione.

  • AUMENTO DEL TRAFFICO ILLECITO. E’ naturale, come vieti qualcosa, la richiesta di tale oggetto aumenta esponenzialmente e scriteriatamente. Per paradosso, si rischierebbe di aumentare il traffico animali di cattura e di minacciare ulteriormente di estinzione molte specie che, se finora si sono salvate attraverso l’allevamento, ora si ritroverebbero a rischiare l’estinzione. Cosa che né gli allevatori, né gli ambientalisti, tantomeno gli animalisti seri (non gli pseudoamanti degli animali) vorrebbero. Anzi.
  • ABBANDONO IN MASSA DI SPECIE ALLOCTONE. Se da una parte c’è chi ha la smania di avere ad ogni costo un animale, c’è chi in 4 e 4 8 si sbarazzerebbe di ogni animale che “fa peso”. Esattamente come sopra, comportamento estremamente ripugnante da condannare in toto.
  • AUMENTO DELLE SPECIE ALIENE ED INVASIVE. La diretta conseguenza degli abbandoni di massa è un potenziale aumento delle specie invasive. Qui gli unici che “subiscono il colpo” sono la flora e la fauna autoctona, scompensando tutti gli equilibri creatisi con le dinamiche di prede e predatori. Com’è già noto con i parrocchetti dal collare e parrocchetti monaci, sotto ai nidi degli autoctoni falchi pellegrini a Roma troviamo resti di parrocchetti. Questo è un male, perché i rapaci diurni fanno da “controllori” delle popolazioni di piccioni e altri animali che si stanno rapidamente espandendo. Possiamo anche trovare degli altri danneggiati umani, ovvero gli agricoltori. Ormai sempre più colonie di pappagalli stanno danneggiando le colture e i frutteti. Quindi, non basta solo la piaga degli invasivi… dobbiamo fare altro danno all’ambiente?

Come mai finora non se c’è parlato, se già da prima di ottobre conoscevamo il DDL 1721? Naturale, come sempre l’unica associazione che si smuove, è Italian Gekko Association per i terraristi.
Sul profilo politico, l’unica voce fuori dal coro è quella dell’on. Briziarelli.

Questo è l’intervento del’on. Briziarelli:

Signor Presidente, il presidente Stefano ha già anticipato che sarei intervenuto relativamente al solo articolo 14 della legge di delegazione europea e, in particolare, alla lettera q).
Noi solleviamo questo aspetto e la posizione della Lega è chiarissima. Proprio questa mattina Matteo Salvini, insieme al collega Campari, ha presentato un disegno di legge a tutela degli animali. Noi siamo per la difesa degli animali, ma non possiamo accettare che con la scusa – e lo dico chiaramente per l’articolo 14 – di tutelare la salute – su questo siamo convintamente impegnati e, infatti, abbiamo migliorato il testo vietando, ad esempio, la commercializzazione dei ciprinidi e obbligando la reimmissione dei ciprinidi, secondo una battaglia del senatore Bossi – si vietino l’importazione, la detenzione e la commercializzazione di qualsiasi animale esotico, a prescindere che sia il pesciolino dell’acquario o il pappagallino.
Qualcuno potrebbe chiedersi come è possibile che in Senato si tratti un argomento del genere. È fondamentale trattarlo perché sulla salute non abbiamo nulla da imparare da nessuno a livello nazionale e abbiamo aderito già dal 1975 alla Convenzione di Washington per la tutela delle specie protette animali e vegetali. Ma non ci si può dire che con questa scusa si possa ammazzare un intero comparto.
Cito dei dati. La Federazione ornicoltori italiana (FOI) conta quest’anno 1.700.000 esemplari, di cui oltre il 30 per cento è esotico e, quindi, quasi 600.000 esemplari. L’Associazione italiana allevatori pappagalli con 160 aziende annovera 20.000 esemplari solo per quest’anno.
Un intero comparto fatto di produttori di gabbie, di produttori di mangime, di veterinari specializzati rischia di essere messo in ginocchio non per il recepimento di una disposizione europea (come hanno fatto tutti i Paesi), ma perché, come sempre, noi ci imponiamo qualcosa di più e troviamo la scusa per una battaglia ideologica, per creare un danno a milioni di italiani che hanno in casa un animale d’affezione – non vedo perché, oltre al gatto e al cane, non si possa avere anche un altro animale – e per danneggiare un comparto che conta decine di migliaia di addetti e di posti di lavoro.
La richiesta che abbiamo avanzato in Commissione, trovando accoglimento da parte del Presidente e dei colleghi, è stata di fare un approfondimento. Preso atto che è impossibile bloccare l’intera legge di delegazione europea e andare alla quarta lettura per correggere quello che è un evidente errore, l’appello che rivolgiamo al Governo è di porre rimedio a questo errore, che di fatto non solo non aggiunge nulla in termini di sicurezza per la salute – ben vengano i controlli e la repressione dei fenomeni e delle azioni illecite – ma distrugge un comparto e addirittura potenzialmente potrebbe favorire l’aumento del commercio illegale di esemplari esotici. Chiediamo pertanto al Governo un impegno, nei passaggi successivi, per rimediare e dare fin da oggi un messaggio di tranquillità a moltissime persone che rischiano di veder compromesso il rapporto affettivo con un animale, e alle aziende che rischiano di chiudere la propria attività, mettendo molte famiglie sul lastrico.

Voglio puntualizzare una cosa. Non vogliamo politicizzare alcuna scelta di partito, questo blog è e rimarrà apolitico ed apartitico. Quella dell’on. Briziarelli resta comunque un discorso che si può condividere a prescindere dalle proprie idee politiche. E’ solo una questione di buonsenso.

Noi auspichiamo che le leggi che verranno emesse abbiano il buonsenso per preservare sia i lavoratori dell’indotto degli animali (produttori di mangimi, accessoristica, veterinari, etc), sia gli allevatori o semplici detentori di animali, sia gli animali stessi (da compagnia o selvatici), sia l’ambiente stesso. Solo il prossimo 08/05/2021 sapremo “di che morte morire”.

Se pensate che la LAV non abbia finito con le sue farneticazioni, beh, ecco il suo ultimo starnazzamento. A parte quell’arrampicata di specchi che possiamo ben vedere, quanto dovete essere meschini per fare campagna elettorale gettando fango sugli allevatori? No, non è solo fango, ma sono illazioni belle e buone. Ma rispondiamo bene alle affermazioni della LAV…

  • “Nemmeno volendo, i centri di recupero potrebbero prenderli in carico”. Per forza, non ci sono in Italia… o farebbe comodo per talune associazioni mettere mano su un “mercato” ancora intonso?
  • “Saremo costretti a liberare i nostri animali? – No! questa soluzione sarebbe catastrofica per gli animali stessi e per il nostro ecosistema”. Eppure ciò che non auspicate è esattamente ciò che avverrà GRAZIE a voi.
  • “Noi siamo contrari per principio morale contrari a tutto il commercio degli animali. È un mercato che ormai è fuori dal tempo in cui viviamo e che deve riconvertirsi in attività senza controindicazioni morali”. L’allevamento serio combatte il randagismo e gli abbandoni di animali. Un allevatore serio (sempre che lo sia) valuta se chi prende l’animale è idoneo, se lo fa “per moda” o se invece è davvero interessato al suo benessere. Quindi, più che mai, l’allevamento è attuale e sarà anche futuro. Se qualcuno lo fa male, senza documentazione e lesinando sul loro benessere, ben vengano le sanzioni a chi non rispetta etica ed etologia.
  • “Noi vorremmo che nel nostro Paese gli animali (per questa Legge gliesotici e selvatici in particolare) non soffrissero più per colpa di un puro desiderio personale”. Ehm, scegliere di avere un qualsiasi animale, anche tenuto nel migliore dei modi, è SEMPRE un puro desiderio personale. Ripeto: chi non detiene un animale nelle giuste condizioni è bene che venga punito.
  • “Gli animali non domestici non devono essere catturati in natura”. E grazie al c…, sono anni che è vietata la cattura.
  • “Gli unici animali che possono vivere con noi sono quelli domestici, definiti tali non a caso, e noi lottiamo affinché questo avvenga sempre con rispetto delle loro caratteristiche, senza maltrattamenti, con spazi adeguati, conoscenza e preparazione di chi decide -noi speriamo -di adottarli da un rifugio, salvarli dalla strada.Vogliamo che non ci siano più allevamenti, vendite in negozi e su internet.” Ah, il famoso gatto domestico che sta facendo estinguere mezza microfauna autoctona… oh, io non vorrei dirlo, ma anche certe razze di cane e gatto sono esotiche. Quelli però vanno bene? Volete salvarli da un rifugio e salvarli dalla strada? Mettiamo caso che gli allevamenti chiuderanno e rimarranno solo i canili/gattili. Sterilizzerete naturalmente gli adottati. Ben presto non avrete più né cani né gatti da salvare. Fate un po’ voi! Che poi, gli allevatori stessi combattono il randagismo. Non gli scucciolatori, eh!
  • “Sai che non si sa quanti pitoni o pappagalli ci sono in Italia? Sai che fine fanno i pitoni nati con una morfologia della pelle (morph)non desiderato? Sai come vengono detenuti pitoni, serpenti e altri rettili, in pile di vaschette (rack) domestici? Sai quanti pappagalli e altri uccelli vengono uccisi, abbandonati o semplicemente NON curati? Sai quante malattie e possibili zoonosi prossime al salto di specie (spillover) sono diffuse in fiere esotici, allevamenti domestici, case degli italiani? Conosci gli impatti degli animali esotici nati in cattività sulla fauna locale? Conosci gli impatti delle catture in natura (disboscamenti etc)?”. Ah, ora siamo gli uccisori… casomai regaliamo i soggetti “indesiderati”, diventano domestici, magari oltre al “cosiddetto indesiderato” regaliamo un sorriso ad un bambino. Smettiamola con questa puerile demagogia. Sapete perché non vengono curati a volte? Perché spesso i veterinari per esotici sono a 100-150 km, non è come per i cani o gatti che ci sono 20 veterinari per chilometro quadrato. Non è che non vengono curati, non è possibile curarli talvolta anche con tutta la volontà del mondo. Gli spillover nelle mostre-mercato sono così rare che, se ci fossero state, in Italia avremmo avuto un sacco di occasioni, mai avvenute. L’impatto degli esotici sulla fauna locale? Casomai è viceversa, molto più semplice curare un esotico che un selvatico in libertà; nel primo caso blocchi subito l’epidemia, nel secondo no.
  • “Non credi anche tu che sia NECESSARIO fare qualcosa e farlo in fretta e che questo principio di Legge ottenuto rappresenti un importante atto contro la mercificazione degli animali, i maltrattamenti e per la salute di tutti?” ASSOLUTAMENTE NO. Non nel modo che LAV vorrebbe.

Esperienze su lori e lorichetti

di SERENA BARSANTI – Ormai sono diversi mesi che ho la fissa per i loricoli, o masochismo che dir si voglia. Tant’è che dopo Merah ho preso Awan, un Pseudeos fuscata allevato a mano. Da questa esperienza, ho iniziato a fare qualche considerazione sui loricoli.

Awan, il mio Pseudeos fuscata

Spesso le persone si limitano a pensare che i loricoli siano semplicemente belli per i loro colori, ed in effetti è vero. Non si soffermano però sulla loro difficoltà di gestione. I lori in genere hanno un’alimentazione di base che è molto complessa, basatosi sui vari “microambienti” di origine (es.: Papua Nuova Guinea, Australia, etc) dove l’evoluzione ha fatto sì che queste specie fossero uniche nel loro genere. Essendo originari di isole molto particolari, la loro linea evolutiva ha seguito iter altrettanto peculiari. Riprodurre in cattività la giusta alimentazione e condizione ambientale è molto complesso. Per questo motivo vediamo loricoli con diversi problemi.

Chalcopsitta atra atra

Allevando pappagalli granivori, ho subito notato differenze notevoli. Se da una parte i granivori più comuni hanno subìto una forte domesticazione, con annesso adattamento nutrizionale (volendo, anche un po’ tanto semplicistico ed egoistico da parte nostra), nei loricoli ho riscontrato molta più resistenza nonostante non siano specie esattamente “sconosciute”. Il genere Trichoglossus è largamente allevato come pet; nonostante ciò…

Trichoglossus euteles

Anzitutto, problema alimentazione. Essendo animali che si nutrono principalmente di nettare e frutta zuccherina matura, è ben comprensibile come le specie di piante da frutto in Italia non siano idonee alla loro alimentazione. La papaya non è coltivata nel nostro Paese, se non in minimissima parte, perciò bisogna trovarla importata e a prezzi esorbitanti. Oppure, trovare un blando sostituto. La mela lo è, ma è lassativa. Pera idem. Insomma, in campo “cibo fresco” la varietà non è delle migliori.
Strano a dirsi, ma i loricoli necessitano di alimentazione a basso contenuto di ferro e di vitamina C. Certo, se gli date uno spicchio di mandarino una tantum non succede niente.

Cosa dire invece del nettare? E’ pressoché impossibile sviluppare l’alimentazione dei lori sul nettare naturale, così si è impiegato il nettare “artificiale”, basato sul classico “scarto di panificazione” e su composti derivati del fruttosio. Può essere una valida alternativa? Certamente, ma ben lontano dall’alimentazione “naturale”. Un palliativo.

Merah, il mio Lorius lory lory

Ho notato che in cattività i loricoli hanno fragilissimi equilibri nutrizionali ed è facilissimo incappare nella sovrasomministrazione di zuccheri e proteine. Ebbene sì… mandarli in estro o in ipereccitazione è facile come schioccare le dita. Le mie mani ne sanno qualcosa. Mai trovato lori o lorichetto che non abbia beccato, tutti prima o poi ti rimangono impressi a vita. Letteralmente. Senza contare gli innumerevoli problemi al fegato con annessa crescita sproporzionata di becco e comparsa di macchie nerastre sul piumaggio. Se mai Awan dovesse avere tali disturbi, mi vien da “ridere” perché è già tutto scuro…

Charmosyna placentis

Sempre parlando di nettare, esistono due filoni principali: quello da dare diluito e quello da dare secco.
Parliamo dei pro e dei contro del diluito:
PRO: i lori bevono e basta
CONTRO: fa fare feci molto liquide; in estate degrada in fretta

Mentre il secco ha i suoi punti di vantaggio e svantaggio:
PRO: fa fare feci più compatte; degrada meno rapidamente anche in estate
CONTRO: dovendo fare sempre la spola tra nettare e acqua, è svilente; si creano incrostazioni ai lati del becco

Ecco, finora ero molto propensa a dare il nettare secco. Finora. Purtroppo Merah è uno zozzone di prim’ordine, quindi tende a rimanere con il becco incrostato. Lui non lo sa, ma è molto pericoloso. Le incrostazioni tendono a formare micosi al becco, che se non sono trattate in fretta, sono pure letali. Argh. Quindi mi sono svegliata dal sogno delle feci compatte e solide, perché se per pulire più in fretta devo rischiare la vita dei due bestiolini… no grazie.

Mai potrei pensare di rinunciare alla loro presenza, alla loro (iper)attività come pet. La loro presenza si sente mooolto, ve l’assicuro. Sono esagitati, richiedono costanti attenzioni perché non stanno fermi un attimo. Davvero, non scherzo. Quando stanno fermi più di 10 minuti, mi preoccupo seriamente. Quindi, per chi vuole un animale indipendente quanto basta… i loricoli non fanno per voi! A volte mi chiedo come sarebbe casa senza di loro. Meno da manicomio, forse. O più noiosa. Talvolta mi fanno uscire pazza. Quando parlo con persone che hanno preso un lori appena svezzato ed è ancora in fase “tenera”, gli dico semplicemente “Goditelo ancora per un po’, poi scoprirai la psicanalisi”. Ci scherzo sopra, però sono dei terremoti. Chi li prende sa in che bel guaio finisce…

Psitteuteles goldiei

Concludendo, i loricoli sono assolutamente pappagalli per esperti. Iniziare l’esperienza coi pennuti attraverso loro può rivelarsi il passaggio dalla gioia di avere un pappagallo al trauma di avere un fragile pennuto con disturbi ormonali/comportamentali. Vi direi di prenderne uno (o meglio ancora, una coppia), ma fatelo con coscienza. Oppure se ne avete già, uno tira l’altro, sono sicura che prima o poi farete come me che, quando potrò tornare ad allevare, vorrei allevare loricoli. Chiamatemi masochista.

Eos bornea

Dal mondo fatato alla realtà

di SERENA BARSANTI – Doveva succedere, prima o poi. Avere un pappagallo non è tutto rose e fiori. Quando decidi di prenderne uno, non arrivi nel magico fatato mondo di Youtube, dove tutti i pappagalli giocano e abbassano il capino per chiederti i grattini. Sempre in questo mondo fatato, i pappagalli non urlano e non hanno malattie.

Fintanto che una forte e sonora beccata non ti sveglia dalla narcolessia in cui ti crogioli.

E’ capitato persino a me di illudermi che tutto potesse stare andando per il meglio. Sapevo che Merah stava per entrare nel fatidico periodo “demmè” chiamato maturità sessuale. E’ un problema persino per noi umani, addirittura lo è persino i cani… perché, dunque, Merah non dovrebbe essere esente dalla pazzia adolescenziale?

In realtà, essendo abituata agli Agapornis taranta, ero quasi sicura di essere uscita indenne dall’adolescenza di Stelvio che, in effetti, non ha dato segni di squilibrio mentale. Considerando tutto, Stelvio è un soggetto equilibratissimo e forse anche tanto paziente. Sin troppo. Le sue due sorelline, allo scoccare dell’anno di vita, invece hanno reagito in maniera differente: Tuna è una pappagallina equilibrata e dolce, Meo è pazza e bipolare. A Meo ne do atto, la sua vita non è iniziata in maniera semplice: la madre decise di tentare di ammazzare il fratello maggiore (che ahimé non superò lo svezzamento) e a lei, che non c’entrava assolutamente niente, ha pressoché staccato mezza falange con dolore immaginabile. Sicché non mi sento assolutamente di biasimarla, povera creatura… ma non perde occasione di mostrarti la zampina e guardarti con aria da “Guarda! Mi manca una falange, quindi metti il semino di girasole o ti farò sentire in colpa mostrandoti tutto il tempo la zampina ferita”. Giuro, accade realmente.

Ma torniamo a Merah. Lui è un caso particolare. Lui è un loricolo, quindi della grande famiglia dei nettarivori. Sono specie che tendono a beccare per innumerevoli motivi, come mi hanno detto più volte. Ovviamente, arrivata ad un anno della sua vita, pensavo di essere indenne da questa mala profezia di sventura.

Povera illusa.

Il 3 giugno, al rientro da lavoro, ho ricevuto la più sonora delle beccate che abbia mai avuto in 10 anni di pappagalli. Direte voi: se hai solo Agapornis, Calopsite e cocorite, è naturale che la forza di un Lorius lory di 250 grammi sia esponenzialmente più dolorosa. Vero. Ma lì per lì il dolore più grande fu emotivo. Di colpo ti rendi conto che, forse per presunzione o eccessiva sicurezza di te, in realtà sei vulnerabile come qualsiasi altra persona “inesperta”. Pensi che basta, l’azzannatore debba trovarsi una nuova casa, una nuovo proprietario più sapiente ed esperto. Poi, subito dopo, pensi anche “Non l’ho pensato veramente, giusto?” e te ne penti amaramente…

Finito il periodo di autocommiserazione, rimane solo da ragionare su cosa sia andato storto. Analizziamo quindi la cronostoria.

04/06/2020: La fine definitiva del lockdown.

01/06/2020: Prime avvisaglie.

Cosa è successo di diverso il 01/06? Sono semplicemente rientrata a lavoro, tornando di fatto alla normale abitudine post-lockdown. Il 02/06 ovviamente, essendo festa nazionale, ero a casa da lavoro e ho continuato ad essere a casa e a dedicare più tempo a Merah. Lavorando da casa, avevo modo di spupazzarmi il “bessstio” più spesso. Chiaro che lo spupazzamento più importante è uno dei cosiddetti cambiamenti positivi, mentre il rientro a lavoro è uno negativo. Il lunedì sera infatti, cambiando acqua e mettendo il cibo nelle ciotole, era mediamente più agitato rispetto alla norma. Già in quel frangente il primo campanellino d’allarme mi avrebbe dovuto dire “Ehi, qualcosa non va!”.

Ripassiamo indenni quindi il 02/06. Il 03/06 torno a lavoro e, alla sera, si ripete l’episodio, stavolta lasciandomi un bel buchetto sopra al tendine del pollice. Per inciso, mi è riuscito a beccare per un lungo tempo (circa 15 secondi?) il cosiddetto tendine estensore breve del pollice. Stesso tendine vittima della “sindrome di De Quervain”, di cui già avevo qualche vaga avvisaglia anni addietro, per cui il bestio non ha fatto altro che anticipare i tempi. Sperando che non debba poi operarmi!

Ho cercato quindi di raggruppare le idee e sono arrivata a questa deduzione. Le cause potevano essere queste:

  • Cambio di abitudine da lockdown a normalità
  • Maturità sessuale in raggiungimento
  • Gabbia eccessivamente piccola

Il primo fattore è stato spiegato, quindi passiamo al secondo. Merah ha compiuto il suo primo anno di vita a inizio luglio, quindi 11-12 mesi è un periodo perfettamente compatibile con questo sbalzo ormonale. Si sa, un innalzamento di ormoni può anche rendere folli, succede anche negli umani… Quindi ho anche aumentato un po’ le ore di sonno, solitamente aiuta molto anche nei granivori, si imita la cattiva stagione e si induce a non stimolarli ulteriormente.

Tanto per non farci mancare nulla, ero consapevole di dover cambiare la gabbia a Merah, tant’è che mi sono attivata subito dopo prendendogli una dignitosa volieretta dove può liberamente arrampicarsi, giocare, fare il pazzo (cosa che gli riesce discretamente bene) e con una notevole griglia divisoria. Insomma, 220€ ben spesi, considerando che è pure in powder-coated.

Ovviamente dopo questi accorgimenti gli episodi di aggressività si sono ridotti drasticamente. Mi venivano in mente alcuni episodi di lori e lorichetti mordaci, come una lettrice di questo blog e il suo Raja, o anche tanti altri episodi nel gruppo Facebook “IL LORICHETTO ARCOBALENO – Una Vita a Colori!“, dove alcune persone giustamente avevano perso la fiducia e il buon rapporto con il proprio pappagallo. Diventa quasi normale aver paura di essere beccati. Certo, nemmeno io adesso vado ad aprire gli sportellini a Merah convinta e sicura come prima. Sono convinta che dalla beccata in poi sia il binomio uomo/pappagallo a dover lavorare sul miglioramento delle condizioni psicofisiche di entrambi i soggetti. Se il proprietario non è convinto almeno al 90%, come può lavorare su questo problema?

Nel frattempo, col mio bel tutore al polso, Merah è felice di questa condizione. Ha trovato un nuovo gioco, e io ho trovato un simil-guanto da falconiere. Sdrammatizziamo, ma andiamo avanti consapevoli che il percorso sarà lungo e tortuoso, ma ce la faremo 🙂

Un giorno da Merah – ep. 3

di SERENA BARSANTI – Quando ho iniziato questa rubrica, pensavo di raccontare uno scorcio di vita con uno dei miei pappagalli. Volevo parlare di Merah, un Lorius lory erythrothorax [NdR del 14/07/2020: non è un Lorius lory erythrothorax bensì un Lorius lory lory; da adulti i primi hanno petto più rosso e i secondi petto più blu] di 5 mesi. E’ un nuovo arrivo, quello che definisco un “colpo di testa” o “colpo di calore”, se non fosse che siamo a dicembre (anzi, era novembre quando l’ho preso).

Preambolo: per degli eventi susseguitisi nella mia vita in quest’ultimo anno, mi sono ritrovata a ridurre notevolmente l’allevamento. Praticamente lo ho azzerato. Così ho dovuto fare, diversamente li avrei messi in una condizione rischiosa… quindi sappiate che non è una scelta piacevole, ma necessaria. Non mi dilungherò ulteriormente sui dettagli. Quindi ho avuto quel senso di smarrimento da perdita (leggasi come cessione) che ho dovuto rimpinguare con qualcos’altro.

Come avrei dovuto rimpinguarla? Seguire una nuova passione? Naaah. Così, presa dallo sconforto, dissi al fidanzato: “Perché non prendiamo un pappagallo più grande?“. Ovviamente Edoardo, il fidanzato, ha dovuto assecondarmi. Sempre ovviamente, ho dovuto dirglielo mentre era via da casa per lavoro da una settimana. Difficile avere un contraddittorio a distanza di circa 300 km 🙂

La fiera di Reggio Emilia si avvicinava… anzi, sarebbe arrivata il weekend stesso. Profetica la frase di Edoardo: “Non è che a Reggio Emilia poi torni a casa con qualche pennuto in più?“. Io lo rassicurai: “Tranquillo, a Reggio difficilmente portano soggetti allevati a mano, il più sono da riproduzione, ora mi informo e poi con calma lo cercherò”. Quindi nel frattempo, sempre a distanza, proponevo possibili specie. Quello che andava per la maggiore era il caicco testa gialla o testa nera. Quello che invece mi frenava per i “cosini saltellanti” era il prezzo: per un allevato a mano il costo si aggira dai 500 ai 700 euro cadauno. Spesa che al momento non potevo affrontare.

Così è arrivato il lampo di genio (sempre da intendersi come “colpo di testa”). Ho sempre avuto un amore pluriennale non corrisposto con i lori e lorichetti; non corrisposto solo per la mancanza di spazio a casa. Adesso lo spazio c’è, per cui libero sfogo! Mi iscrivo al gruppo Facebook dei “loristi” e noto un annuncio di cessione. Non il solito lori arcobaleno, quindi niente Trichoglossus haematodus, né Trichoglossus moluccanus, né il fascinoso Trichoglossus rubritorquis. Non era un Trichoglossus e basta… era un bellissimo esemplare di Lorius lory in cessione. Manco a farlo apposta, sarebbe stato a Reggio il giorno in cui potevo andare anche io. Segno del destino, è l’unico lori di cui abbiamo parlato in questo blog nell’articolo scritto da Laura Luisa Saveri.

Va da sé che ho contattato l’allevatore. Edoardo, inutile dirlo, non appena lo ha saputo mi ha fatto notare ciò che gli avevo detto pochi giorni prima. Le ultime parole famose!

Morale della favola, alla fine il lori viene a casa con me. Decido di chiamarlo Merah, che in indonesiano significa “rosso”. Anche se forse dovevo chiamarlo Tongue… con la sua lingua a spazzola slinguaccia tutto. Ma davvero tutto! Allego foto a testimonianza di ciò.

Per adesso non ho altre informazioni in più, un giorno probabilmente inizierà a parlare, non solo a saltellare… forse, allora, scriverò un altro articolo…

Io mi rifiuto!

di SERENA BARSANTIIo mi rifiuto. Mi rifiuto di uniformarmi alla stragrande maggioranza di chi alleva per… boh, non lo so nemmeno io per quali scopi allevino.

Perché tanto astio? La risposta è semplice: la mancanza di etica in allevamento.

Onestamente non riesco a pensare che qualcuno possa allevare qualsivoglia animale senza prima pensare al suo benessere. Allevare è una responsabilità e non un hobby qualsiasi. Si può definire un hobby giocare a scacchi, fare sudoku, ricami e punto croce. Ma non certamente allevare animali.

Allevare significa prendersi cura dei soggetti che si ha o che si cederanno, perché la cura non termina il giorno in cui si cede. Un modo per prendersene cura nel lungo termine, è quello di anellare tutti i soggetti provenienti dal nostro allevamento. Eppure c’è chi dice che “non anella per non aiutare chi si fa scappare un pappagallo“. Ebbene sì, l’ho letto, nel 2019 da un allevatore.

Altro modo per prendersi cura a lungo termine dei propri soggetti (ma non solo) è quello di non bombardarli di antibiotici random, perché tanto prima o poi uno di quelli sconfigge batteri nel caso in cui siano presenti nell’organismo. Anche quando non ce ne sono affatto! Quante inutili cure pre-cova vengono effettuate? Le cure pre-cova possono essere efficaci solo ed esclusivamente se un veterinario effettua esami mirati, coi quali accerta la presenza del batterio X ed Y. Quindi prescriverà l’antibiotico specifico per debellare quel batterio. Non a caso. Altrimenti… “giueee, gnamooo” [alla toscana, NdR], indeboliamo il soggetto bombardato (chi ha assunto antibiotici per lungo tempo lo sa quanto siano debilitanti) e rendiamo inefficaci gli antibiotici con l’antibioticoresistenza. Sappiamo che purtroppo è una pratica comune, specialmente tra chi alleva canarini e cardellini.

Tra la categoria dei “fai da te”, troviamo anche coloro che consigliano di mettere sostanze chimiche già abbastanza nocive per noi umani, figuriamoci per esseri piuttosto sensibili a tali effluvi. Non vi immaginate cosa abbia sentito durante questi anni, rimedi fai da te che non sono esattamente i classici “rimedi della nonna”. Fossero quelli, sarebbero tutti naturali a base di camomilla; poco male quindi. Macché.

E cosa dire di quegli “allevatori” che credono che le proprie coppie siano degli sfornapulli a raffica, noncuranti delle patologie da carenza di calcio, dello stress, degli squilibri ormonali? sì ho fatto un complimento a codesti esseri, che generalmente chiamo “spullatori”. Quanto volete guadagnarci con 10 euro a pullo? Con che coscienza vi sentite di poter andare avanti a testa alta sapendo che possono crepare a causa della vostra ingordigia?

Troverete gli approfondimenti dei singoli argomenti nei link, come vedrete sono argomenti triti e ritriti. Nel corso degli anni ho preso tanti insulti per aver aver cercato di divulgare un allevamento più etico, ho trovato tanti muri e tante derisioni, l’ignoranza (specialmente quella cattiva) non se ne andrà mai via essendo profondamente radicata. Non che tali personaggi vogliano evadere dall’ignoranza, talvolta sfociante nella cattiveria più becera, sino ad essere maltrattamento.

Non mi fermerete… lotterò sicuramente contro i mulini a vento ma non me ne frega niente, sogno ancora un allevamento più etico e più rispettoso degli animali allevati.

La storia di Kim – Perché una Dina non bastava

di SERENA BARSANTI – La cattiveria non conosce limiti. Se già con la storia di Dina avete perso abbastanza fiducia nel genere umano, con la storia di Kim vi verrà voglia proprio di dar fuoco a certi umani.

Circa un mesetto fa ho dato disponibilità a stallare una cocorita recuperata, trovare l’eventuale proprietario e, in alternativa, trovarle adozione.

I primi dubbi sono sorti dalle foto che mi hanno inviato: notavo qualcosa di strano, ma non capivo cosa. Le foto non erano delle migliori, avrei avuto conferma una volta recuperata.

I miei dubbi, comunque, si sono confermati al momento del ritiro: a questa povera sventurata le erano state tagliate alcune remiganti e… sorpresa sorpresa, anche le timoniere. Di barbarie a pappagalli ne ho viste nel corso di questi anni, ma vi garantisco che il taglio della coda mancava all’appello. Se il taglio delle remiganti “serve” [NdR: sono sempre stata contraria a questa pratica, spero non serva sottolinearlo] a non far volare il pappagallo o quantomeno a farlo volare “meno”, il taglio delle timoniere è una pratica inutile e destabilizzante. Vi allego qui sotto le condizioni pietose della piccoletta. Che peraltro è pure mezza allevata a mano, forse rinselvatichita.

Nonostante tutto, il/la furbacchione/a è persino riuscita a farsi scappare la cocorita stagliuzzata. Cioé, ma pensa te, quanto bisogna essere suonati!

Vabbé, solitamente penserei a ricercare il proprietario, ma in un evidente stato di maltrattamento col piffero che glielo avrei restituito. Sicché speravo non si facesse mai vivo il proprietario… cosa che, effettivamente e fortunatamente, non è accaduta.

Serviva quindi un nome da darle. Il primo pensiero era di darle qualcosa di legato a Edward Mani di Forbice. Quindi, perché non chiamarla Kim?

Per sua fortuna, Kim adesso sta aspettando la sua nuova casa. E’ già prenotata in una splendida casa con una donna veramente brava, perciò a breve avrà il suo lieto fine.

Volontariato e allevamenti: cooperare si può

di SERENA BARSANTI – Mi sono sempre chiesta, nel corso degli anni, per quale motivo il 90% delle persone operanti nel mondo del volontariato animale, avesse astio per chi allevi. Il solito motto “Non comprare, adotta” è anche stancante eh… Ovviamente esistono allevatori e scucciolatori, con l’unica differenza che anche gli allevatori ce l’hanno abbastanza a morte con gli scucciolatori senza il minimo interesse per il benessere animale.

Senza tenere conto che allevatori (veri) e volontari (veri anch’essi, perché come in ogni campo c’è la buona percentuale di marcio) remano entrambi nella medesima direzione: il benessere animale. Entrambi vogliono conoscere il futuro adottante/acquirente, entrambi vogliono sapere che l’animale andrà a stare bene, entrambi fanno in modo che se le cose andassero male, piuttosto si svenano ma deve tornare a casa ed eventualmente riaccasato in sistemazione più idonea.

Quindi, perché allevatori e volontari debbono lottare tra di loro? Ho sempre sostenuto che l’unione faccia la forza, facendo divulgazione, controlli, mutuo aiuto. Esiste chi abbandona il meticcio come il cane di razza, come il gatto persiano o l’europeo, ma anche qualsiasi altro animale esotico.

Quale ruolo deve avere la figura umana in questo ambiente? Parlo in campo pappagallofilo, ma può essere equiparabile alle altre specie animali. Solitamente gli allevatori hanno disponibilità di gabbie extra, conoscenza nella gestione, un filo più diretto con gli uffici Cites, maggiori conoscenze di veterinari specializzati.

Gli allevatori possono offrire stallo temporaneo, perché dove stanno 30 animali, perché non possono starcene 31?

Sempre gli allevatori possono affiancare i volontari per trovare gli affiatamenti migliori, consigliando razza/specie più idonea all’adottante affinché entrambi possano convivere al meglio secondo le esigenze di ciascuno.

Ancora una volta, gli allevatori possono offrire assistenza medica (chiaramente le cose di base, affiancati dai veterinari) avendo una discreta esperienza con i propri soggetti.

Può esistere un conflitto di interessi? E’ chiaro che sia allevamenti che volontari vogliano cedere i propri animali, ma difficilmente le due cose si sovrappongono, nonostante le stesse finalità. Allevatori e volontari, se sono seri, devono saper dire di no se trovano un adottante/acquirente inidoneo con la razza/specie. Partiamo da un esempio banale, come quello delle razze canine o “derivati” da esse tramite meticciamenti. Nessuna persona sana di mente si sognerebbe di affidare un Jack Russel Terrier ad una persona anziana con difficoltà motorie, o un Belga Malinois ad un inesperto, ma anche un Dobermann ad una persona con scarsa attività fisica. Se l’acquirente dell’allevamento sta cercando un cane ma non è compatibile con la razza che alleva, può indirizzarlo anche ad un canile, dove ci sono povere anime in cerca di casa, aventi taglie, caratteri, età e pregresso diversi. Per cui sarà ben difficile non riuscire a trovare un cane ideale…

Perché dico che l’allevatore deve mandare al canile e non viceversa? E’ presto detto: chi sceglie prima un canile, non andrà quasi mai in un allevamento anche perché i cani costano e non poco e magari non ci si può permettere di spendere quel migliaio di euro, a seconda della razza, per comprarlo. E’ sicuramente un’operazione nobile poter ridare una seconda vita ad un animale abbandonato, sempre che si faccia con coscienza.

Quindi, per favore, cancellate quell’orribile “Non comprare, adotta”. Utilizzate una frase più consona: “Porta a casa un animale, ma con coscienza e conoscenza“.

La storia di Dina – La fortuna nella sfortuna

di SERENA BARSANTI –Quella che vi sto per raccontare è la storia di Dina, una Agapornis roseicollis sfigata ma che, nella sua sfiga, potrebbe aver avuto un po’ di fortuna. Dina è esistita veramente, ma quante Dina esistono in Italia? Potrebbe essere il pappagallo del vicino, quello che l’ha preso per far contento i bimbi piccoli. Potrebbe essere quello dato in regalo ad una persona anziana perché almeno si sente meno sola.

Dina a Carmagnola… anche se è su un mini trullo pugliese!

In questo racconto non utilizzerò mezzi termini, non indorerò la pillola se devo apostrofare un “soggetto di pessimi comportamenti” come uno stronzo. Quindi sappiate che qua dentro potrete leggere diversi insulti. Poi, forse, concorderete con me nel farlo.

Dina, come scritto poco fa, è una Agapornis roseicollis. Che fosse femmina però l’abbiamo scoperto qualche mese più tardi. E’ stata recuperata sfinita in un’area a cavallo tra Toscana e Liguria. Nessun anello quindi possibilità di rintracciare l’allevatore meno di zero. Quella palla di piume (altro non era, tutta impallata) bene non stava, necessitava stallo e cure, come mi diceva l’amica volontaria che si appoggia anche a me. All’epoca facevo ancora avanti e indietro tra Toscana e Piemonte, esattamente come quel venerdì, sicché… che dovevo fare? Me la sono portata in Piemonte, non sapendo se avrebbe passato la notte.

Sì, decisamente un grande azzardo. La situazione era certamente critica e ovviamente avrebbe potuto lasciarci letteralmente le penne. Preferivo però monitorarla personalmente. Per cui arriviamo su, in quel di Carmagnola, sistemo la piumata e incrocio le dita per la notte da trascorrere.

Al risveglio, sorprendentemente è viva. Dorme molto, ma mangia come un lupo. Riesce persino a zampettare veloce, volicchia, insomma: pareva essersi ripresa abbastanza bene. Un po’ di alimento energizzante, un po’ di aceto di mele diluito, ed ecco che Dina avrebbe dato sfogo ai suoi cinguettii che trapanano le orecchie.

Nel frattempo mi metto ad esaminare un po’ la piccoletta. Trovatella, con il becco inferiore deviato e spaccato, il superiore con un trauma pregresso. Oltre ad un costante piumaggio scomposto ed impallato. Le aveva tutte… Quindi, molto scettica sulla possibilità di un “temporaneo malessere”, decido di farle un rapido esame, mandando al laboratorio i campioni di piume per fare sessaggio, analisi PBFD e APV.

Dopo una settimana abbondante arrivano i responsi. Quello che pensavo fosse Dino (sì, all’epoca per me era Dinodammiuncrodino, che a sua volta veniva da “Dino il verDino”) in realtà era una Dina bella e buona. Notizia bella: era negativa alla PBFD. Notizia di merda: era positiva alla APV.

La cosa più logica è che Dina avesse la APV da ben prima che approdasse nei miei lidi. Ripensandoci a mente fredda, altrettanto verosimile è che l’avessero liberata per non curarla. E’ opinione comune che i piccoli volatili (cocorite, inseparabili, canarini, etc) non si curino: vuoi perché uno pensa di comprare un animale piccolo da rimpiazzare eventualmente con una piccola spesa, vuoi perché di veterinari aviari ce ne sono pochi (e che ne capiscano qualcosa, ancor meno!), vuoi perché sono “animali soprammobili” per la stragrande maggioranza… Gente dalla mentalità retrograda. Dina infatti non è mai stata reclamata da nessuno, non c’era alcun volantino di smarrimento, a nessuno fregava una ceppa di questa pennuta.

Io mi chiedo con quale cuore si possa aprire la gabbia e lasciar morire un pappagallo. Se scappa accidentalmente, come diamine fai a non tappezzare la zona di volantini? E se apri volontariamente la gabbia per far morire di stenti il tuo animale senza curarlo, ma quanto merda devi essere?

Dina molto probabilmente è uno di questi abbandoni voluti, il motivo è facile comprenderlo. Mentre Dina faticava a mangiare, a prendere peso e a sopravvivere, noi tentavamo di curarla e ridarle una seconda vita. Quella che hanno tentato di sottrarle perché per un uccellino non ne vale la pena. Ne vale sempre la pena… anche a costo di dover chiedere a qualcuno, con molta umiltà, se può adottare il proprio pennuto e ammettere qualche difficoltà economica. E’ sicuramente più onorevole ammettere di non potercela fare, ma comunque amare il proprio pennuto e cederlo anche in via temporanea a chi può curarlo.

Dina ha lottato finché ha potuto e abbiamo potuto, stava seguendo una terapia prescritta dal veterinario che le avrebbe migliorato la malattia ma dopo mesi.

Il 22 febbraio 2019 Dina è venuta a mancare. Questa volta per sempre.

#StopAntibioticAbuse, fermiamo l’abuso di antibiotici!

di SERENA BARSANTI – Siamo nel 2019. Ancora oggi sui vari social network leggo certe oscenità riguardanti l’allevamento, specialmente tra i canarini e i cardellini c’è un abuso dilagante di farmaci per curare… ehm, curare cosa? Ormai si somministrano integratori, farmaci, antibiotici senza un reale perché, si danno a prescindere. Gravissimo errore, perché non solo non cura nell’immediato, ma danneggia il soggetto stesso e quelli futuri. Irresponsabili ed incoscienti. Vediamo perché.

bacteria

“Fotografia di Alan Cuming, Alamy” – Tratta da National Geographic Italia

Parliamo dunque di antibiotico-resistenza, ovvero la capacità naturale o acquisita di un batterio di resistere ad un farmaco antibiotico. [*] I batteri cercheranno sempre un modo per mutare i propri geni e creare nuovi ceppi, sempre più resistenti agli antibiotici. Il problema principale è che i batteri sono più veloci della ricerca scientifica. Più antibiotici si assumono a cavolo, più si aumenta il rischio di resistenza.

Immaginate dunque di avere una qualsiasi infezione e di non poterla più curare perché qualsiasi antibiotico circolante non è più efficace. Cioè, “foppeddivvelo” (come si direbbe in Toscana), ma io ci penserei un po’ prima di arrivare a questa bruttissima situazione, perché ci stiamo arrivando sia con gli animali, sia con le persone. In ornitologia e in allevamento bestiame (bovini, ovini, pollame vario) si abusa dei farmaci con una certa facilità. Nei casi del bestiame da macello poi diventa molto pericoloso anche per i consumatori, motivo per cui la U.E. da qualche anno ha impartito leggi in merito anche sui tempi di macellazione. E’ molto importante che l’animale abbia correttamente smaltito l’antibiotico assunto, nel caso di malessere. Prima no, nun se po’, è vietato dalla legge.

Un’altra cosa che probabilmente non sapete è che gli antibiotici sono altamente inquinanti in acqua. I residui possono intaccare i batteri usati per la depurazione delle acque reflue. Quindi non scaricateli nel lavandino o nel wc ma consegnateli nelle aree indicate per lo smaltimento dei farmaci scaduti, l’ambiente ringrazierà!

E’ chiaro che un animale che non sta bene deve essere curato. Gli antibiotici sono farmaci da non demonizzare, l’importante è il loro utilizzo con criterio. Il problema è l’abuso. Come dicevo prima, in allevamento si usa. Più specificatamente, nel nostro campo ornitologico, si tendono a fare inutili cure pre-cova, senza analisi preliminari… insomma, quello che si dice “andare per tentativi”. Le analisi servono proprio a quello: identificare il tipo di batterio presente e iniziare una cura mirata atta a debellare quel determinato batterio e, possibilmente, far sì che non si veicoli anche ad altri soggetti.

Quindi come ci si può lamentare del fatto che i pulli muoiano con facilità? Parlo di molti allevatori che abusano di medicinali, che non hanno alcun rispetto né per i soggetti allevati, né per i medici veterinari (ai quali si sostituiscono), né per chi si prodiga per ricercare costantemente il farmaco che contrasterà il nuovo ceppo batterico. Che poi mi chiedo: dove reperiranno tutti questi antibiotici? Se andassi io a chiedere in una farmacia, non mi darebbero un antibiotico se non dietro ricette. Vabbé, non indaghiamo oltre!

Quello che mi auguro è che si faccia un nuovo tipo di allevamento, più etico, più a protezione dei soggetti che dei propri interessi. Unitamente a condizioni igieniche migliori, divieto della vendita di pulli da imbecco, e così via.

#StopAntibioticAbuse

[*] Si rimanda a ISSalute – Istituto Superiore di Sanità

Ho trovato un pappagallo, che faccio?

di SERENA BARSANTI – L’estate, periodo più critico in termini di smarrimenti di pappagalli, è finita ma le emergenze non sono terminate. Come non sono terminati neanche i ritrovamenti…

Cosa bisogna fare quando si ritrova un pappagallo?

Ovviamente la prima cosa da fare è metterlo in sicurezza, recuperando una gabbia anche di dimensioni non esattamente ideali. Del resto, chi può prevedere di ritrovarsi tra capo e collo un pennutastro e tenere una gabbietta, a meno che non si è allevatori o già “psittacomuniti”? Nota bene: le scatole di cartone non sono adatte ai pappagalli, noti rosicchiatori, col rischio di ritrovarvi un buco nella scatola e che si perdano nuovamente. Diversamente, le scatole vanno bene per i selvatici (merli, piccioni, passeri, etc).

In seconda battuta, cercare di identificare la specie. Se non siete esperti, cercate su internet qualche gruppo Facebook dedicato ai pappagalli, meglio ancora se sul gruppo “F.O.I.”, dove sono praticamente tutti allevatori e ci sono più esperti. A cosa serve identificarlo? In poche parole, a seconda della specie seguono iter differenti in quanto molti sono soggetti a Cites, altri no. Elenco di seguito le specie esenti Cites:

  • Agapornis roseicollis (Inseparabile faccia rosa)
  • Melopsittacus undulatus (Pappagallino ondulato / Cocorita)
  • Nimphycus hollandicus (Cacatua delle ninfe / Calopsitta)
  • Psittacula krameri (Parrocchetto dal collare)

ATTENZIONE!!! Se il soggetto è ibridato con altre specie soggette a Cites, significa che seguono la normativa dei soggetti al Cites!

Dopodiché è importante controllare la presenza di anello identificativo o meno. Se è presente, sarà più facile identificare l’allevatore e conseguentemente anche il proprietario.

  • Se l’anello è F.O.I. (Federazione Ornicoltori Italiani) inserite il codice R.N.A. (un codice di 4 caratteri tra numeri e lettere) che identifica l’allevatore in questo sito e, se è ancora attivo, vi uscirà il nominativo. Se risultasse sconosciuto, inviate una email alla segreteria F.O.I. all’indirizzo ordini@foi.it chiedendo lumi per quanto possibile.
  • Se l’anello è A.I.A.P. (Associazione Italiana Allevatori Pappagalli) il codice allevatore (R.A.P.) è di 3 cifre. L’elenco iscritti all’associazione è consultabile online. In caso contrario, i contatti della segreteria sono l’email segreteria@assopappagalli.it e via telefono cellulare, anche tramite Whatsapp, al numero 338 4325354.
  • Se l’anello è Gran Galà dei Pappagalli, il codice allevatore (R.A.P.) è rappresentato da “GG” seguito da 3 cifre. L’elenco iscritti all’associazione è consultabile online. In caso contrario, i contatti sono infogaladipappagalli@gmail.com

Si possono trovare anche altri anelli, di provenienza estera (specie se sono stati acquistati da negozi di animali), ma sarà molto difficile trovare l’allevatore.

Se non siete riusciti ancora a trovare allevatore/proprietario in questa maniera, in caso di animale soggetto a Cites (e qui ci ricolleghiamo al paragrafo precedente), è opportuno contattare l’ufficio Cites di competenza dei Carabinieri Forestali. Ciò è importante perché, oltre a provare a rintracciare chi ha presentato denuncia di nascita, può autorizzare il custode a detenere il soggetto ritrovato. Questo perché la detenzione legale si ha solo tramite denuncia di nascita al Cites o documento di cessione ai fini Cites. E’ ovvio che un animale ritrovato non porti con sé i documenti, per cui se si vuole avere una detenzione legale, seppur temporanea, è opportuno fare una telefonata o inviare un’email al suddetto ufficio. Se l’animale non ha anello, a maggior ragione, potrebbe essere anche sequestrato dai Carabinieri Forestali in quanto privo di sistema di marcaggio e, quindi, di probabile commercio illecito. Attenzione che le medie e grandi taglie di pappagallo potrebbero avere anche il microchip in sostituzione dell’anello, è un sistema legale.

Ovviamente è utile anche spargere la voce tramite Facebook o volantini, ma attenzione agli accattoni seriali, non pubblicate foto del soggetto né divulgate il numero di anello o di microchip, fatevelo date e pretendete prove certe che ne attestino la corretta detenzione. Di accattoni che vogliono accaparrarsi gratis l’animale esotico, colorato e che parli ce ne sono a bizzeffe…